SI FEST in viaggio

Marco Pesaresi
Il tempo di un viaggio
 
Rimini, Galleria dell’Immagine Via Gambalunga, 27
7 settembre – 13 ottobre 2019
Vernissage: sabato 7 settembre, ore 18

L’assessorato alla Cultura del Comune di Rimini, in collaborazione con il SI FEST, presenta in mostra uno dei lavori di Marco Pesaresi, fotografo a cui il festival ha intitolato lo storico premio di fotografia contemporanea, con il sostegno dello stesso Comune di Rimini. Ospitata alla Galleria dell’Immagine a partire da sabato 7 settembre 2019, in occasione della manifestazione Rimini Foto d’Autunno, la mostra è l’omaggio congiunto a un artista straordinario da parte di due città: quella in cui è nato e quella che preserva il suo archivio.

“Marco aveva un talento unico che lo faceva essere presente sempre nella carne viva della società, ovunque si trovasse. Sentiva il peso, forse eccessivo, di queste sue esperienze, ma questo era il compito che sentiva e che si era dato. La sua Transiberiana completa la grande trilogia con cui Rimini incontra e riconosce il valore dell’opera fotografica di Marco Pesaresi, dopo Underground e Rimini, forse il suo lavoro più intimo ed
essenziale, dedicato alla sua città. Ma in Russia Marco è sempre lo stesso: comunicativo, sinergico, empatico.”
 
Piero Delucca

“Signori passeggeri, qui la terra finisce e il treno non va oltre.” Questo è il messaggio – tra realtà e leggenda
– udibile dagli altoparlanti del treno in arrivo a Vladivostok da Mosca. Il risveglio da un viaggio di 9000 km attraverso la Russia.
La Transiberiana non è un treno, è un percorso. Due rette parallele d’acciaio che attraversano in lunghezza il Paese più grande del mondo. Dall’Europa all’Asia, da Mosca al Pacifico. Su questi binari si incrociano volti, accenti, fisionomie, uomini, donne, bambini, avventurieri e famiglie. Un viaggio nello spazio, nel tempo e nella
storia di un Paese turbolento come un vulcano addormentato. La Siberia, “la terra che dorme”. Qui le vite scorrono in due mondi, dentro e fuori dal treno, che si incontrano di tanto in tanto alle stazioni di fermata con interazioni ma senza interferenze. La velocità e il tempo stesso si deformano. Come una macchina del tempo, il treno istituisce il proprio e lo impone al viaggiatore. Il tempo del viaggio. Il tempo di un viaggio.
Chi affronta quest’avventura la sceglie perché affascinato dai luoghi, ma  scopre  presto  che  quel che conta sono gli incontri. Qualcuno, più incline e sensibile alla variegata umanità del mondo, capisce questo valore prima ancora di salire a bordo. Questo è il caso di Marco. “Non voglio leggere” – scrive
nelle prime pagine del suo diario – “desidero entrare completamente nel viaggio.” E ancora: “Non posso andare ovunque.”
Marco, chi lo ha conosciuto lo sa, e chi no lo capisce dalle fotografie che ha fatto, è stato un viaggiatore di questa razza: un avventuriero dei pensieri e degli incontri prima ancora che dei luoghi. Quelli che ha scelto, quelli lontani dalla sua casa, erano spesso inospitali e fastidiosi. Luoghi di passaggio, di transizione, basta ricordare Underground. Luoghi in cui si scopre l’umanità senza distinzioni. Questo è il “materiale” che interessava a Marco e la Transiberiana non fa eccezione. Su questi treni si viaggia per lavoro o per andare a
trovare amici e parenti che vivono a migliaia di chilometri di distanza.
Spesso è un disagio e un fastidio avventurarsi nei vagoni in cui si mangia, si dorme e ci si confida con estranei anche per giorni interi. Su questi treni si è elaborata l’umanità del popolo russo, la sua anima.
L’anima che Marco vuole tanto incontrare. In queste fotografie riconosco la Russia che ho incontrato oltre un decennio fa e riconosco Marco che ho incrociato pochi mesi dopo la sua avventura russa; poco prima che partisse per il suo ultimo viaggio. Palpita in queste immagini il desiderio di contatto e di relazione, nonostante le difficoltà di comunicazione. Quasi ogni immagine è il frutto di un incontro, il tentativo di
dialogo e di comprensione individuale e condivisa. Vi è complicità, seppure questa scaturisca anche solo per pochi secondi. Marco non si nasconde, non ruba le foto. I suoi passi, i suoi movimenti non sono silenziosi – lo sono forse i suoi pensieri e il suo desiderio di capire – ma si può quasi immaginare il suo sorriso fragoroso
quando immortala la ragazza che mostra il seno e lo scatto repentino per catturare la ragazza bionda che
vende lampadari sulla banchina del treno. In queste immagini si ritrovano molte delle cose che si amano della fotografia di Marco e si dovrebbero ricercare in tutta la fotografia. Queste immagini sono incontri prima di essere racconti, sono splendidi esempi della fotografia sincera e onesta che non ha la presunzione di spiegare ma vuole bensì prima capire.
Signori passeggeri, qui la terra finisce, ma non ascoltate il messaggio degli altoparlanti. Svegliatevi dal sogno, svegliatevi da un viaggio per cominciarne un altro. Ci sarà sempre un altro treno. La destinazione in fondo non è importante. “Il viaggio è il viaggiatore” scriveva Fernando Pessoa. “Quello che vediamo, non è ciò che guardiamo, ma ciò che siamo.”
Un viaggio è il nostro tempo e la fotografia in fondo non è altro che un modo per catturare, uniti, il tempo e lo spazio. I fantasmi e la memoria preservati per sempre dalla luce. Marco questo lo sapeva bene.


Davide Monteleone