Atlante Umano

Atlante umano
a cura di
curated by
Mario Beltrambini, Giuseppe Pazzaglia Chiara Pirra

Censimenti in immagini dall’archivio della città di Savignano sul Rubicone
 

“Il progetto di un censimento in immagini della città di Savignano sul Rubicone” racconta Paola Sobrero, dirigente del settore Cultura del Comune di Savignano sul Rubicone, anima del festival di fotografia dalla prima edizione, “nasce nel 2007 e si inserisce nella programmazione della XVI edizione del festival fotografico con lo scopo di tracciare la fisionomia della popolazione di Savignano sul Rubicone in una fase di trasformazione del tessuto sociale.” Il primo a cimentarsi è stato lo straordinario e compianto ritrattista maliano Malick Sidibé, che ha ricreato a Savignano il suo celebre studio di Bamako, ritraendo per giorni, rigorosamente con negativi 6x6, cittadini e pubblico del festival, “sempre con il suo stile esemplare, attento ai particolari e alla composizione grafica, unito a una spontanea empatia e a un’ineguagliabile delicatezza nei confronti dei soggetti fotografati”. Dopo di lui, altri nomi importantissimi della fotografia internazionale.

sono passati da Savignano, partecipando ciascuno con il proprio sguardo a questo inarrestabile lavoro di
documentazione visiva dedicato alla città e ai suoi abitanti: un progetto a lungo termine finalizzato alla realizzazione  di un catalogo per immagini; un work in progress dalle implicazioni non solo estetiche, capace di cogliere anche aspetti umani, antropologici, sociali o produttivi, ovvero tutto ciò che definisce l’identità di un territorio, nelle sue omologazioni e nelle sue peculiarità, nella sua natura di realtà aperta e contemporanea, in rete con il mondo ma dotata di una tradizione, di una cultura e di una storia specifiche.
Pesanti banchi ottici e semplici macchine usa e getta, ritratti 50x60 e piccole fototessere, pellicole in bianco e nero e coloratissime Polaroid: una straordinaria  varietà di tecniche e stili ha arricchito di sfumature sempre diverse il “censimento per immagini”. Noti fotografi sono stati incaricati di ritrarre gruppi e segmenti di cittadini: adolescenti, donne, famiglie savignanesi a tavola, lavoratori nei luoghi di produzione… Mentre il censimento si faceva sempre più approfondito, lo sguardo dei fotografi si allargava con irrefrenabile curiosità verso spazi inesplorati: le stanze private, gli angoli delle strade, gli scorci più imprevedibili del paesaggio urbano, il fiume che illumina (e a tratti oscura) il nome della città; e poi – grazie anche alle “campagne sul territorio” – le zone agricole, gli stabilimenti, le attività delle aree limitrofe, un piccolo  grande  mondo che lavora, vive, sogna, si diverte. L’intenzione – l’utopia – è sempre la stessa: ritrarre in un’unica grande fotografia una comunità composta di persone, luoghi, dinamiche, identità.
Albert & Verzone, Marina Alessi, Cinzia *Aze e Simona Tombesi, Mario Beltrambini, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Mario Dondero, Simona Ghizzoni, Stefano Giogli, Franco Vaccari sono i fotografi che hanno raccolto l’eredità di Malick Sidibé costruendo – insieme all’associazione Cultura e Immagine – un patrimonio di incredibile valore documentario, arricchito anche dai tanti progetti  nati prima del censimento per immagini o con il contributo fondamentale delle campagne sul territorio; anche in quest’ultimo caso Savignano è stata raccontata da fotografi di valore internazionale, da Guido Guidi a Martin Parr, da Simon Roberts a Mark Steinmetz, solo per citarne alcuni.
L’esito è un mosaico di immagini diversissime, accomunate però da quello stesso desiderio che, in un mondo pieno di immagini passeggere, spinge miliardi di persone a ricercare una testimonianza di sé vera, “da conservare, fra le tante banalità, come una reliquia”.
L’edizione 2019 del SI FEST, dedicata alle tante fascinazioni della fotografia contemporanea, non poteva che riservare a questo seducente work in progress lo spazio per definizione più prestigioso e condiviso: la piazza centrale del paese. Per raccontare al meglio un lavoro che ha coinvolto l’intera cittadinanza, la centralissima piazza Borghesi accoglie così una selezione organica e ragionata del vasto materiale accumulato: un “patrimonio non solo di fotografia contemporanea, ma di documentazione, di memoria, di socialità, di costume e di vita”, “il sorprendente spaccato visivo di una città che” – ricorda ancora Paola Sobrero – “ha fatto della fotografia lo strumento primario  ed eccellente per comunicare, raccontarsi, lasciare testimonianza di sé, guardare al proprio futuro”. Un atto di restituzione alla città, in cui ognuno guardando è chiamato a comprendere, giudicare, trasformare, immaginare, dimenticare, dimenticarsi…


HUMAN ATLAS: CENSUSES in Pictures from the City Archives of Savignano sul Rubicone

“The project of a picture census of the city of Savignano sul Rubicone,” as Paola Sobrero, head of the Cultural Division of the Municipality of Savignano sul Rubicone and the
soul of the photography festival since the beginning, says, “was born in 2007 and entered the programme of the XVIth festival with the aim of tracing the physiognomy of the people of Savignano sul Rubicone at a time when the social fabric was undergoing transformation.” The first person to try his hand was Malick Sidibé, the late, outstanding portrait photographer from Mali, who re-established his famous Bamako studio in Savignano, and day by day, scrupulously using 6x6 negatives, took portraits of locals and members of the festival audience, “always in his exemplary
style, paying close attention to the details and graphic composition, filled with a spontaneous empathy and an incomparable grace towards his subjects.” Subsequently, other important international photography figures have passed through Savignano, each taking part, with his/her own particular view, in this unstoppable work of visual documentation devoted to the city and its inhabitants, a long-term project aimed at creating a picture catalogue,

a work in progress with implications that are not merely aesthetic, but also capable of capturing various aspects, be they human, anthropological, social, productive, everything that defines the identity of an area in its essential nature and its particularities, its characteristic openness and contemporariness, tied into the world but with its own specific tradition, culture and history.
Heavy-view cameras, simple disposable cameras, 50x60 portraits and little passport photos, black and white and super-colour Polaroid film: an extraordinary variety of techniques and styles has enriched the “picture census” with shades ever diverse. Renowned photographers
have been sent out to photograph groups and segments of the local population: youngsters, women, Savignano families at the table, workers on production sites… While the census became deeper and deeper, the gaze of the photographers opened out to unexplored spaces with unstoppable curiosity: private rooms, street corners, the most unpredictable views of the urban landscape, the river that sheds light (sometimes with dark features) on the name of the city; and then – thanks to the “local area

campaign” – farming areas, factories, activities in outlying areas, a big small world that works, lives, dreams, has fun. The intention – a utopia – is always the same: to portray in a single large photograph a community comprising people, places, dynamics and identities.
Albert & Verzone, Marina Alessi, Cinzia *Aze and Simona Tombesi, Mario Beltrambini, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Mario Dondero, Simona Ghizzoni, Stefano Giogli, and Franco Vaccari are the photographers who have adopted the heritage of Malick Sidibé and together with the Savignano sul Rubicone Cultura e Immagine association are compiling a patrimony of incredible documentary value, one also enriched by many projects that started before the picture census as well as the fundamental contribution made by local area campaigns; in this last case too, the story of Savignano has been told by photographers of international renown, from Guido Guidi to Martin Parr, from Simon Roberts to Mark
Steinmetz, just to name a few. The result is a mosaic of the most diverse pictures, yet all having in common the same desire, in this world full of transient images, which pushes

billions of people to search for a true bearing of witness to themselves, “to be saved, from among all the trivia, like a relic.”
This year’s festival, SI FEST 2019, which is dedicated to so many fascinating aspects of contemporary photography, could only reserve the most prestigious and frequented space in the entire city to this seductive work in progress – Piazza Borghesi, right in the city centre. All the better to tell the story of a work that has involved
the entire city population, Piazza Borghesi thus hosts a methodical, well thought-out selection from the immense amount of accumulated material, a “patrimony not just of contemporary photography but also of documentation, memory, social interaction, customs and life,” “the astonishing visual cross-section of a city which” – as Paola Sobrero recalls – “has made photography the primary, excellent tool for communicating, telling about, leaving evidence of oneself and looking at one’s own future.”
An act of restitution made to the city, in which everyone who looks is called upon to understand, judge, transform, imagine, forget, forget themselves…